Tutor per i compiti o tutor del metodo di studio? Cosa serve davvero a tuo figlio

"Mi serve qualcuno che lo segua nei compiti."

È la frase che sento più spesso nella prima chiamata con un genitore. E la capisco benissimo: dopo mesi di pomeriggi passati a litigare sui libri, di verifiche andate male nonostante l'impegno, di serate a fare riassunti al posto suo, quello che desideri è semplice. Che qualcuno ti tolga questo peso.

Poi, parlando, arriva quasi sempre la seconda frase: "Però non voglio che dipenda sempre da qualcuno."

Ecco, in queste due frasi c'è tutta la differenza tra un tutor per i compiti e un tutor del metodo di studio. Vediamola insieme.

Cosa fa un tutor per i compiti

Il tutor per i compiti ha un obiettivo immediato: arrivare in fondo alle consegne di oggi. Esercizi finiti, pagine studiate, zaino pronto per domani.

E funziona. Per un po'.

Il problema è che, in un'ora con i compiti da finire, il tempo vola, e non resta spazio per insegnare come si fanno. Tuo figlio impara a fare i compiti con il tutor. Ma quando il tutor non c'è?

Il rischio? Che il peso che prima portavi tu passi semplicemente a un'altra persona. Tuo figlio non è più autonomo di prima: ha solo cambiato l'adulto da cui dipende.

Cosa fa un tutor del metodo di studio

Il tutor del metodo di studio ha un obiettivo diverso: insegnare a tuo figlio come si studia. Non una materia, ma tutte.

Come si organizza un pomeriggio. Da dove si parte davanti a un capitolo di storia. Come si capisce cosa conta davvero in un testo. Come si trasforma quello che si legge in uno schema, una mappa, parole proprie. Come si ricorda tutto al momento della verifica.

I compiti ci sono, certo. Ma diventano la palestra in cui tuo figlio allena strategie che poi userà da solo, domani, il prossimo anno, all'università.

L'obiettivo ha un nome preciso: AUTONOMIA.

"Ma mio figlio le mappe le sa già fare"

Me lo dicono in tanti. "Ha imparato a fare le mappe." "Usa la sintesi vocale." "Eppure quando deve studiare si perde, e devo sempre esserci io."

Come mai accade?

Perché spesso quello che ha imparato è un insieme di tecniche. E una tecnica, da sola, non è un metodo. Un metodo nasce quando tuo figlio capisce perché una strategia funziona per lui, quando usarla e come adattarla.

Questa consapevolezza si chiama metacognizione, ed è il cuore del mio lavoro. Un ragazzo che conosce il proprio modo di imparare non ha bisogno che qualcuno gli dica cosa fare: lo sa scegliere da solo.

Come capire di cosa ha bisogno tuo figlio

Prova a rispondere a queste domande:

  • Studia tanto, ma alle verifiche non ricorda quello che ha studiato?
  • Si siede alla scrivania e non sa da dove cominciare?
  • Rimanda sempre, fino all'ultimo momento?
  • Ha strumenti compensativi che non usa, o non sa usare?
  • Senza di te, o senza qualcuno accanto, i compiti non partono?

Se hai risposto sì anche solo a una di queste domande, tuo figlio non ha bisogno di qualcuno che faccia i compiti con lui. Ha bisogno di imparare a studiare.

E l'aiuto compiti, allora, è sbagliato?

No. Ci sono momenti in cui serve: un periodo di verifiche ravvicinate, un recupero urgente, un compito particolarmente difficile.

Ma se l'aiuto compiti diventa l'unica risposta, anno dopo anno, rischia di dire a tuo figlio una cosa che non è vera: che da solo non ce la può fare.

E invece ce la può fare. Prima di qualsiasi etichetta, prima della diagnosi, prima dei voti, ogni ragazzo può imparare a studiare da solo. Ha solo bisogno di scoprire come.

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